L'angolo deju cammoratano
Ricettari e Piatti Tipici
Le ricette tramandate di nonna in nipote, il segreto della nostra terra in tavola. Nel mese di Giugno si tiene la celebre Sagra del Raviolo Dolce.
Il Raviolo Dolce Cameratano
Ingredienti Sfoglia
- 4 Uova e 1 pizzico di sale
- 300g semola di grano duro rimacinata
- 100g (o più) farina "0" per il piano
Ingredienti Farcitura
- 550g ricotta di pecora (asciutta)
- 1 tuorlo grande (o 2 se poco denso)
- 3 cucchiai di zucchero
- 2 cucchiai di caffè espresso
- 2 cucchiai di liquore all'anice
Sugo di Pecora
- 500g carne di pecora o castrato con osso
- 1 carota, 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio
- 400g polpa di pomodoro
- Origano, prezzemolo, olio di oliva
Preparazione
L'impasto: Mettere in una ciotola le uova, sbatterle e aggiungere il pizzico di sale, cominciare la lavorazione aggiungendo la farina di semola, amalgamare e continuare la lavorazione su un piano lavorando per un po'. Poi aggiungere la farina "0" e continuare a lavorare fino ad ottenere un panetto omogeneo e soprattutto non appiccicoso perché, come la cucina tradizionale del luogo vuole, l'impasto deve risultare bello sodo, perché la pasta ci piace "ignorante". Ottenuto l'impasto lasciatelo riposare coperto mentre si passa alla preparazione del ripieno.
Il ripieno: In una ciotola prepariamo il ripieno con la ricotta di pecora bella asciutta, possibilmente casereccia, unite il tuorlo d'uovo, lo zucchero, il caffè ed il liquore all'anice e mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo. Se risultasse poco denso aggiungete un altro tuorlo di uovo. A questo punto ricavare delle sfoglie, non devono essere troppo spesse, ma neanche troppo sottili, anche per evitare che la pasta si spacchi in cottura. Una volta ricavate le sfoglie posizionare dei mucchietti di farcitura sulle sfoglie ad una distanza adeguata, poi richiudere la sfoglia nel senso della lunghezza premendo tra un raviolo e l'altro facendo uscire l'aria.
Il sugo: Lavate e mondate le verdure, poi tagliatele a pezzettini, come per un qualsiasi ragù. Versate l'olio in una pentola di coccio (se non l'avete usatene una dal fondo spesso), unite le verdure, lasciatele rosolare 1 minuto, aggiungete la carne di pecora o castrato, tagliata in grossi pezzi, fate rosolare sino a che prenda colore, unite il pomodoro e lasciate cuocere a fiamma bassissima per almeno due ore (se sono tre tanto meglio). Regolate di sale e togliete la carne di pecora. Ricordate di filtrare il sugo prima di utilizzarlo per evitare che qualche scheggia di osso finisca nel piatto.
Una volta preparato il sugo, cuocete i ravioli in acqua salata e mantecateli molto delicatamente in un tegame assieme al sugo di pecora. L'abbinamento dolce-salato è l'anima di questo piatto!
I Ciambelletti (Sciambillitti)
Ingredienti
- 4 uova
- 7 etti di zucchero
- 3 bicchieri di vino
- 2 bicchieri di olio
- 1 bicchiere di mistrà
- 2 bustine di lievito
- Farina q.b. (quella che l'impasto richiede)
Procedimento in arrivo...
La pizza di Pasqua
Ingredienti
- 4 uova
- 1/2 litro di latte
- 7 etti di zucchero
- 1 bicchiere di mistrà
- 1/2 bicchiere di rum
- 2 bicchieri di olio
- 2 bustine di lievito per dolci
- 1 etto di lievito di birra
- 4 etti di pasta lievitata
- Farina q.b. (quella che l'impasto richiede)
Procedimento in arrivo...
Pane aglio/giallo
Ingredienti
- 5 kg di frutta secca (noci, nocchie, mandorle, uvetta)
- 5 uova
- 1 kg e 500 g di zucchero
- 2 bicchieri di olio
- 1 bottiglia di mistrà da 750 ml
- 1 bicchiere di rum
- 2 bustine di lievito per dolci
- Farina q.b. (quella che l'impasto richiede)
Procedimento in arrivo...
Memorie e Racconti
La storia di Camerata Nuova non è fatta solo di documenti, ma delle voci di chi ha vissuto il borgo e la montagna. In questa sezione raccogliamo i ricordi dei nostri anziani.
Memoria
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"Chi perde le proprie radici perde il futuro. Invitiamo tutti i cittadini a condividere con la Proloco i racconti dei propri nonni per preservare la nostra identità."
Antichi Mestieri
La vita a Camerata Nuova è stata forgiata da mestieri duri e ingegnosi, tramandati di generazione in generazione per sopravvivere e prosperare tra le montagne.
I Carbonari e i Traversari
Importante era l'attività della produzione del carbone. I carbonari lavoravano in estate nel bosco, mentre d'inverno, quando il freddo e la neve interrompevano l'attività a quell'altezza, scendevano a fare il carbone. Al tempo della ferrovia i carbonari si trasformarono in "traversari", ovvero coloro che costruivano le traverse per le ferrovie.
Il Muratore
Tra i mestieri di Camerata Vecchia vi era anche il muratore, il quale era uno dei mestieri più diffusi tra gli abitanti del paese, a testimonianza della grande maestria nella lavorazione della pietra locale.
Gli Arcari: L'Arte dell'Incastro
Gli arcari, o arche, sono dei mobili costituiti da listelli di legno di faggio (tipologia di legno abbondante a Camerata Nuova e nei Monti Simbruini). Venivano spesso abbelliti da intarsi per contraddistinguere il paese di produzione.
La principale caratteristica degli arcari, nonché suo punto di forza, è che erano costruiti completamente ad incastro: si potevano smontare e rimontare molto velocemente, rendendoli utilissimi per una popolazione di montagna che si spostava spesso. L’uso degli arcari è stato provvidenziale anche durante l’incendio del 1859: i Cameratani smontarono infatti le loro arche per occupare il meno spazio possibile durante la fuga, per poi riutilizzarle come contenitori per cibo e altri generi di prima necessità.
Antiche usanze
Le tradizioni di Camerata sono nate da un modo di vivere vicino alla terra, alla famiglia e al calendario delle feste.
Il Fidanzamento
Entrata definitivamente in potere dell'Abbazia di Subiaco e, quindi dello Stato Pontificio, Camerata visse tranquillamente per oltre 200 anni, tramandando di generazione in generazione antiche tradizioni ed usanze curiose. Tra queste merita di essere ricordata quella sulla richiesta di matrimonio di un giovane innamorato: quando questi si invaghiva di una ragazza, doveva procurarsi un “ciocco” di buon legno e quindi depositarlo alla porta dell'abitazione della fanciulla prescelta, nascondendosi poi nelle vicinanze.
Il primo della famiglia che, uscendo, vedeva quel ceppo davanti alla porta, avvertiva la madre della ragazza o chi ne faceva le veci. Costei si affacciava alla porta di casa pronunciando ad alta voce la frase: “CHI HA INCIOCCATO LA FIJA ME’?”. Il giovane usciva dal nascondiglio e si presentava. Rientrata in casa la madre, teneva consiglio con i parenti e con la ragazza: se il giovane era “accettato”, il “ciocco” veniva portato dentro la casa ed il pretendente poteva iniziare a frequentare la fanciulla.
Se, invece, il ceppo veniva lasciato per qualche giorno alla porta dell’abitazione, significava che doveva riprenderselo in quanto era stato “rifiutato”. Tutti i fidanzati, quando andavano a visitare la loro ragazza, erano strettamente sorvegliati dai parenti della giovane. Tuttavia, quando la ragazza era comandata ad attingere acqua col “secchio” o con la “conca”, l’innamorato aveva il permesso di accompagnarla. Spesso, sulla via del ritorno lungo il ripido sentiero chiamato “La via degli innamorati”, il giovanotto, al fine di prolungare il tempo della conversazione con l’amata, fingendo di inciampare, rovesciava il recipiente: bisognava allora andare nuovamente alla fonte ad attingere altra acqua, in compagnia, per altro, graditissimo tempo alla giovane futura sposa.
Luoghi di interesse
Tra i luoghi che raccontano la memoria di Camerata, spiccano i borghi storici, le vie del paese e i punti che custodiscono la storia del territorio.
La Chiesa di Camerata Nuova
In stile neoclassico con facciata a due costoloni laterali diseguali tra loro e con al centro un rosone a vetri policromi, la chiesa di Camerata Nuova, il cui oratorio è dedicato al culto della Vergine Assunta, iniziò ad essere costruita nel 1860. A promuovere l’iniziativa fu Papa Pio IX il quale voleva aiutare “i diletti figli della Camerata, così duramente provati”. Solo il 18 settembre 1868 Mons. Filippo Manetti, Amministratore Apostolico della Chiesa sublacense, poté consacrare il tempio.
Realizzata ad una unica navata, con 2 cappelle laterali e il soffitto a “volta reale”, la chiesa conserva due pregevoli opere d’arte: la statua in legno, proveniente dall’antica chiesetta della Vecchia Camerata raffigurante Sant’Antonio, e una statua del 1600 raffigurante la Madonna della Pietà, la quale fu prelevata, insieme alla campana, dalle rovine del paese ormai distrutto di Morbano dagli stessi abitanti, come le famiglie FRACASSI, LIBERATI, MAURIZI, VISCHETTI ed altri, che avevano trovato rifugio a Camerata (Vecchia).
La Chiesa di S. Croce
La chiesa di Santa Croce si trovava fuori dalle mura di Camerata, lungo la strada che portava a Camposecco e i ruderi sono ancora in parte visibili. La chiesa risultava essere di modeste dimensioni e la sua fondazione si potrebbe far risalire intorno al sec. XI, ma non ci sono documenti che lo attestano.
Era composta, oltre che dalla chiesa e dal piazzale, anche di una casa ad uso di romitorio. Il suo probabile abbandono si può far risalire agli inizi del XVII sec., quando fu costruita la chiesa della Madonna delle Grazie.
Il pozzo del gelo
Proseguendo la strada di Camposecco fino alla valle della “Femmina Morta”, inoltrandosi nella faggeta e costeggiando la collinetta detta “Serpente di Ardareju” (dal nome di un abitante di Camerata che qui vide un enorme serpente colorato, rimanendo sotto choc per giorni), si arriva al Pozzo del Gelo, ben mimetizzato tra faggi e tassi.
Coprendosi per bene, è possibile visitare l’interno del pozzo, le cui temperature scendono sotto lo zero. Grazie però a questa caratteristica si possono ammirare le stalattiti che scendendo dalla roccia, offrono mille riflessi cristallini.
La chiesa di Camerata Vecchia
Nella piazza dell’antico paese sorgeva la chiesa di S. Pietro, la quale fu ridedicata a Santa Maria in seguito all’ampliamento del XVI sec. La chiesa era in parte scavata nella roccia e in parte in muratura.
Oltre che alla sacrestia e alla chiesa, attaccato alla sacrestia si trovava un locale adibito a cimitero. Sulla chiesa sorgeva un campanile con tre campane, di cui una per l’orologio, collocato probabilmente sullo stesso campanile. All’interno della chiesa vi erano sette altari dedicati a vari santi, tra cui S. Antonio Abate e Madonna delle Grazie. Le colonne che si trovavano sopra l’altare sorreggevano tre archi e probabilmente l’organo della chiesa. Si festeggiavano le tre feste di S. Giuseppe, San Lorenzo e S. Egidio.