Proloco Camerata Nuova (RM)

Le Tradizioni di Camerata Nuova

Un percorso nelle feste, riti e usanze che segnano l'anno comunitario.

Sant'Antonio Abate (Sant'Antoniu)

Processione di Sant'Antonio Abate

Il giorno 17 gennaio, dedicato a Sant'Antonio Abate, è estremamente sentito per gli abitanti di Camerata Nuova. Il santo è infatti pregato principalmente come protettore degli animali domestici e per questo motivo i Cameratani (Cammoratani) gli sono molto devoti, come dimostra la Festa religiosa a lui dedicata nel mese di Settembre. Il 17 gennaio invece si svolge una processione lungo le vie del paese, al termine della quale il parroco dà la benedizione agli animali, portati da adulti e bambini riuniti solitamente nella piazzetta di San Benedetto: oltre a cani, gatti e animali tenuti in casa, si era soliti portare anche cavalli, abbacchi, pecore, mucche e vitelli.

Nello stesso momento il parroco benedice anche le pagnottelle di Sant'Antonio, ovvero dei panini (di solito rosette) fatti preparare appositamente per l'occasione dagli allevatori (o ex allevatori) di Camerata Nuova. A seguito della benedizione, bambini e ragazzi vanno di porta in porta a chiedere appunto le pagnottelle, con buste e recipienti, recitando la seguente filastrocca:

"Dacce le pagnottelle,
Dio te guarda l'asenelle,
l'asenelle e ju pulidru,
Dio te guarda u maritu"

Ricevono quindi le pagnottelle, ma anche altri alimenti, solitamente insaccati, salsicce, bibite, e a fine giornata festeggiano con il bottino ottenuto. I "sant'antoniari", invece, ossia allevatori, ex-allevatori, e coloro che durante la festa di Settembre portano la statua del Santo, festeggiano recandosi solitamente tutti insieme al ristorante.

Aneddoto sulla Statua di Sant'Antonio Abate

Tale aneddoto riguarda la statua in legno di Sant'Antonio Abate, portata in processione il 17 gennaio e alla Festa di settembre. Non sappiamo con certezza se, a dorso di mulo, questa venne riportata da Roma a Camerata perché appena scolpita o perché subì un danno; sta di fatto che i Cameratani dovettero effettuare una sosta a Tivoli.

Alcuni abitanti di questa città derisero i nostri avi per il fatto di essere, in maniera secondo loro esagerata, devoti a quello che sprezzantemente definirono un semplice pezzo di legno. I Cameratani indignati ripresero il loro cammino ma, secondo il racconto, la punizione di Sant'Antonio non si fece attendere: una tremenda grandinata si abbatté su Tivoli e sulle sue coltivazioni, distruggendo tutto nel giro di poco tempo. I tiburtini, avendo capito che il cataclisma era frutto della vendetta del Santo, raggiunsero la carovana con la statua a Castel Madama dove pregarono ai piedi dell'icona sacra affinché cessasse la tempesta.